Fatherland: ricercare il divino nel caos di un'epoca buia
“Non credo più in niente”, dichiara Klaus Mann, figlio del celebre scrittore tedesco Thomas Mann nelle prime sequenze del film Fatherland di Paweł Pawlikowski. “Non credo più nel potere della cultura, della letteratura e soprattutto nella lingua tedesca, lingua utilizzata solo per mentire”.
È facile comprendere la ragione di tale pensiero da parte un qualsiasi tedesco nella Germania post-bellica del 1949, anno di ambientazione del film e di profondi cambiamenti storico-politici. Chi crede invece nel potere della letteratura e del discorso come spazio d’azione del pensiero è proprio Thomas Mann, autore premio Nobel osannato in tutto il mondo e impegnato in un viaggio tra Germania Ovest ed Est, insieme alla figlia Erika, per celebrare i duecento anni dalla nascita di Goethe. In una Germania divisa e ancora pervasa dal fantasma della distruzione, padre e figlia si avventurano tra due opposti universi, mentre una tragedia familiare mette alla prova le loro personali convinzioni sulla ricostruzione di un mondo in rovina.
Frame da Fatherland (2026)


Fatherland, con sguardo esteso e limpido, descrive sofferenze solitarie ed esistenze racchiuse nel proporio dolore di fronte ad un mondo nuovo divenuto freddo e insensibile, dove la presenza del diavolo, incarnato dallo spettro di un regime totalitario che potrebbe tornare a presentarsi nelle vesti del potere sovietico e di una possibile guerra tra due fazioni di potere distinto, non lascia spazio al divino che dalle macerie dovrebbe tornare ad emergere.
Si ritorna allora ai quesiti iniziali: dove sta andando il mondo? Dove stanno andando la cultura, la letteratura e il cinema? Chi ne ha la responsabilità storica? Pawlikowski sembra solo indicarci questi quesiti, suggerendoli. Le risposte, così come la ricerca del divino in ciò che ci circonda, che è una delle missioni della letteratura e del cinema, devono, come sempre, venire da noi, dal nostro modo di confrontarci con l’avvenire e di misurarci col destino.




“Io sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente opera il bene”, enuncia Mefistofele nel Faust di Goethe, così come l’ufficiale sovietico che si presenta a Thomas Mann. Ogni male, ogni orrore, anche quello più indicibile, fungono allora da leva per spingere l’essere umano ad elevarsi e a ricercare il bene in un mondo allo sbando dove i grandi discorsi di fronte alla guerra hanno perso significato, setacciando strenuamente il divino anche nella rovina.
In che direzione sta andando il mondo? Dove stanno andando la letteratura e la cultura e, per estensione, chi guarda potrebbe chiedersi: dove sta andando il cinema? Questi quesiti vengono posti in Fatherland attraverso un viaggio summa compiuto da padre e figlia nei luoghi martoriati dalla guerra, che diventa un viaggio di scoperta delle crepe nascoste nel rapporto reciproco, dei distinti ideali che caratterizzano due distinti generazioni, due diversi modi di guardare al reale e al futuro e due diversi approcci con cui affrontare il lutto.
“I tuoi bei discorsi non cambieranno il mondo”, dichiara la figlia Katia al padre Thomas in un impeto di rabbia. Eppure la ricerca di un’identità spirituale e morale, il tentativo di formare ordine attraverso le parole nel caos di un’epoca e di una vita che l’attraversa sembra essere l’unica cosa da fare, l’unica missione veramente concreta e significativa, aldilà del bene e del male.
Oltre ad utilizzare il viaggio come operazione di svisceramento dei rapporti tra genitore e figlia, Fatherland utilizza lo stratagemma del viaggio per interrogarsi su quale luogo, dopo tanta morte gratuita, possa ancora chiamarsi casa.
“Dov’è casa, dov’è Heimat?”, si domanda Thomas Mann, che dopo l’esilio in America a causa del nazismo non riesce più a ritrovare quel “luogo dell’anima”, questo il significato di heimat, a cui appartenere. Può esserci casa in un paese diviso? Sono ancora vive le radici che ci tenevano legati ad un mondo precedente o esso è definitivamente tramontato?
Frame da Fatherland (2026)
Frame da Fatherland (2026)
