In difesa dei want-to-watch
Non molto tempo fa mi sono imbattuto in un articolo del Post in cui un ragazzo della nostra età disaminava la sua personale dipendenza dallo stilare liste su qualsiasi argomento, oggetto, persona, pensiero, luogo, desiderio e chi più ne ha più ne metta. Una dipendenza che a ben pensarci assumeva tutti i tratti di una relazione tossica: tanto fastidiosa quanto solleticante e irresistibile. Ma ciò che maggiormente ha stuzzicato la mia curiosità, leggendo l’articolo, è stato il rendermi conto di fare lo stesso con i film. Che siano su Netflix, su Letterboxd, sulle note del cellulare o su qualche post-it ormai sparso chissà dove, gli infiniti elenchi di film che ancora non abbiamo visto sono a un tempo fonte di vanto e motivo di imbarazzo, in un rapporto altalenante con quella che è la prova tangibile dei nostri limiti, ma anche della nostra identità.
Quante volte la nostra risposta ad un amico che ci ha appena consigliato un film è stata “Ah sì, ce l’ho nella lista!”, quasi la semplice consapevolezza della sua esistenza ci avvicinasse di un passo alla comprensione dell’intero scibile filmico? Eppure, tale risposta cela un atteggiamento quasi paradossale: imprimiamo il nostro timbro sul titolo, nascondiamo la nostra lacuna sotto al tappeto e andiamo avanti come se nulla fosse (come potremmo fare altrimenti, se la lista è interminabile e orientarvisi è pressoché impossibile?), trasformando quella che dovrebbe essere un’utile guida in un mostro che incute timore alla sola idea di affrontarlo per decidere cosa guardare la sera.
Questione di ordine
Ho liste organizzate per piattaforme streaming, generi, correnti (sono l’unico a cui Instagram ricorda periodicamente che devo ancora vedere almeno un film della grande stagione dell’horror italiano?), registi e singoli titoli vagabondi: molti verranno rimossi da Netflix o Prime Video prima che io sia riuscito a spuntarli, moltissimi forse non li guarderò mai, ma la più o meno rigida categorizzazione con cui tento di orientarmi mi conforta e infastidisce allo stesso tempo: se da una parte facilita la scelta del film, dall’altra riduce drasticamente le possibilità espressive della lista come medium comunicativo. Vorrei stilare una lista di film per ogni persona che me li ha suggeriti, una per i film che ritengo più urgenti, una per quelli che in fondo non voglio vedere, ma che mi riportano nostalgicamente ai momenti passati della mia vita in cui sono emersi. Una lista che non sia un ordine, ma un segno.
Tenere traccia del sé
Ogni lista è un diario: una traccia delle proprie inclinazioni e attitudini verso la vita in incessante evoluzione. Per quanto ci si possa dire ostili alla strana mutevolezza del gusto che viene spesso tacciata di incoerenza, la definizione precisa della propria identità “cinefila” viene smentita quando si scrolla fino al fondo di quella rassegna di film da vedere che abbiamo incominciato sulle note del cellulare anni fa. Come quando si rivanga tra vecchie foto e vestiti o si riscoprono canzoni e musicisti che ora teniamo nascosti agli altri quasi con vergogna, i film che in passato abbiamo deciso di segnare testimoniano l’attenzione che abbiamo posto non solo al titolo in sé, ma a tutto ciò che significava per noi in quel momento. Così, vedere nella mia lista I nuovi mostri di Mario Monicelli mi riporta a quel pranzo in cui mio padre mi ha raccontato per filo e per segno uno degli episodi del film, ma anche a quelle mie prime esperienze come cameriere in un ristorante - esperienze che, appunto, avevano ricordato a mio padre certe scene del film.
Ecco che annotarsi i film da recuperare non è un semplice atto sospeso in attesa di tramutarsi in realtà, ma un processo attivo di ricerca del nuovo, comprensione del sé e volontà di trovare dei punti fermi in un labirinto senza fine. Le liste crescono perché cresce la nostra consapevolezza dell’immensa quantità non solo dei film che meritano di essere guardati, ma delle persone che ce li hanno suggeriti (chissà ora cosa stanno combinando?), dei legami con un luogo o una determinato periodo della nostra vita, dello stato d’animo che abbiamo più o meno inconsapevolmente adoperato come criterio per censire cosa inserire nella lista e cosa rimandare a un periodo più felice/innamorato/nostalgico…


Un problema irrisolvibile o un sogno da alimentare?
Certo è che per ogni film visto che spuntiamo dalla lista, nel mentre se ne sono aggiunti altri tre. Per non parlare di tutti quei titoli attualmente in sala e che sentiamo il bisogno di cogliere prima che sfuggano via, così come quelli la cui uscita nelle sale è prevista per l’anno prossimo ma già siedono sulla loro poltroncina in mezzo a tutti gli altri. Per quanto audacemente tentiamo di opporci alla dura realtà, la lista delle nostre lacune sembra essere un problema irrisolvibile e destinato a vivere in eterno. E forse è proprio guardando alle nostre liste con la consapevolezza del loro valore che non le nasconderemo più sotto al tappeto né ci lasceremo fossilizzare dalla loro monumentalità, avvicinandoci ad esse come all’estenuante ma sorprendente mosaico della nostra indecisione.
