Non ho mai visto 2001 Odissea nello Spazio

Laura Piatti

6/20/20264 min read

Quando, durante il Salone del Mobile 2025, qualcuno ha fatto notare al regista Paolo Sorrentino la somiglianza tra la sua installazione La dolce attesa e la scenografia di 2001: Odissea nello spazio, il regista ha risposto con una battuta disarmante: non aveva mai visto il film. La sala ha reagito tra risate e incredulità. Era vero o si trattava di una semplice provocazione? Ciò che sorprendeva era la possibilità stessa che un regista come Sorrentino non avesse mai visto uno dei film più acclamati della storia del cinema.

La reazione suggerisce qualcosa di interessante. Ci sono opere che smettono di essere semplicemente opere e diventano una sorta di patrimonio culturale condiviso. Non sono più film, libri o album: sono dei passaggi obbligati. 2001: Odissea nello spazio è uno di questi. Tutti ne conoscono il nome, anche senza averlo visto, tutti riconoscono il monolite nero. È uno di quei film che vengono consigliati da insegnanti, critici, cinefili e amici con la stessa insistenza con cui si suggerisce di leggere certi romanzi o visitare certi musei. Eppure viene da chiedersi quanti l'abbiano visto davvero. Quanti si sono seduti davanti allo schermo pronti ad attraversare le sue quasi due ore e mezza di silenzi, tempi dilatati e immagini enigmatiche? E quanti, invece, si limitano a portarselo dietro come un titolo da citare, una presenza obbligatoria nella propria educazione cinematografica? Forse il motivo è che 2001 è un film conosciutissimo e, al tempo stesso, sorprendentemente poco visto.

Quando Stanley Kubrick lo presenta nel 1968, il pubblico si trova davanti a qualcosa che non assomiglia a nulla di ciò che il cinema di fantascienza aveva prodotto fino a quel momento. Il film attraversa milioni di anni di storia umana, dall'alba della specie fino a una misteriosa rinascita cosmica. La prima parte mostra una tribù di ominidi che lotta per la sopravvivenza nella savana africana. La comparsa di un enigmatico monolite sembra innescare una trasformazione: nasce l'intelligenza tecnica, nasce l'uso degli strumenti e, insieme a esso, nasce anche la violenza. Un osso utilizzato come arma viene lanciato verso il cielo e, in uno dei raccordi più celebri della storia del cinema, si trasforma in un'astronave che galleggia nello spazio. In un solo taglio Kubrick riassume quattro milioni di anni di evoluzione. Da lì il film si sposta nel 2001. La Luna è stata colonizzata, gli esseri umani viaggiano nello spazio con apparente naturalezza e un secondo monolite viene rinvenuto sotto la superficie lunare. Quando l'oggetto emette un segnale diretto verso Giove, prende il via una missione destinata a diventare il cuore del racconto. A bordo della Discovery ci sono due astronauti e HAL 9000, il computer incaricato di gestire ogni aspetto della spedizione. HAL è forse il personaggio più memorabile del film: una macchina educata, razionale, apparentemente infallibile che finisce per entrare in conflitto con gli esseri umani che l'hanno creata. Ancora oggi, nell'epoca dell'intelligenza artificiale, il suo sguardo rosso e la sua voce calma continuano a esercitare un fascino inquietante. Poi arriva l'ultima parte, quella che ha fatto discutere generazioni di spettatori. Il viaggio oltre Giove, l'incontro con il monolite, la stanza impossibile, l'invecchiamento di Bowman e infine il Bambino delle Stelle. Kubrick non spiega nulla. Non offre chiavi di lettura definitive. Lascia che il significato emerga dalle immagini e dalle interpretazioni di chi guarda.

È proprio qui che si cela il motivo per cui il film continua a essere considerato un capolavoro. Non tanto per la trama, quanto per ciò che prova a raccontare. 2001 è una riflessione sull'evoluzione umana in tutte le sue forme: fisica, intellettuale, tecnologica e persino spirituale. Nelle quattro sezioni vediamo l'umanità passare dalla lotta per la sopravvivenza alla conquista dello spazio, dalla creazione di strumenti rudimentali alla costruzione di intelligenze artificiali capaci di pensare autonomamente. L'osso e l'astronave sono lo stesso oggetto in due momenti diversi della storia: tecnologia al servizio della volontà umana.

Kubrick suggerisce inoltre qualcosa di più inquietante. Ogni volta che l'umanità compie un passo avanti, scopre nuovi limiti. Gli ominidi combattono per una pozza d'acqua; milioni di anni dopo, le superpotenze continuano a confrontarsi in una Guerra Fredda appena accennata. Gli strumenti diventano sempre più sofisticati fino a generare HAL 9000, una macchina che sembra contendere agli uomini il diritto di guidare il futuro. Il progresso non cancella i conflitti: li trasforma. Questa lettura rende il film straordinariamente moderno. Non perché avesse previsto smartphone o internet, ma perché aveva intuito una domanda che oggi è più attuale che mai: cosa succede quando le nostre creazioni iniziano ad assomigliarci troppo?

Nonostante tutto questo, non si spiega perché così tante persone escano dalla visione con sentimenti contrastanti. Perché la verità è che molti non amano 2001. Non semplicemente perché non lo capiscono, ma perché si annoiano. Lo trovano lento. Freddo. Esteticamente magnifico ma emotivamente distante. Ci sono molti film considerati capolavori che possono non piacere. Ma pochi generano lo stesso senso di colpa di 2001. Dire che non lo si è visto è quasi imbarazzante. Dire che lo si è visto e non è piaciuto lo è ancora di più. Come se esistesse una risposta corretta e una sbagliata.

Forse perché 2001: Odissea nello spazio non è soltanto un film. È uno di quei rarissimi casi in cui un'opera diventa un simbolo. Un riferimento inevitabile. Un oggetto culturale che continua a vivere attraverso le citazioni, le imitazioni e le discussioni. Ogni film ambientato nello spazio, in un modo o nell'altro, gli deve qualcosa. Ogni rappresentazione dell'intelligenza artificiale dialoga con HAL 9000. Ogni racconto sul rapporto tra uomo e tecnologia si muove in un territorio che Kubrick ha contribuito a definire. E allora forse il punto non è stabilire se sia il film più bello della storia del cinema. Né decidere se sia davvero un capolavoro assoluto. Il punto è che quasi sessant'anni dopo la sua uscita continuiamo a parlarne. Continuiamo a interrogarci sul suo significato. Continuiamo a sentirci chiamati in causa quando qualcuno ammette di non averlo visto.

Ed è probabilmente questa la definizione più autentica di un cult: non un film che piace a tutti, ma un film che nessuno riesce davvero a ignorare.


frame del film 2001: Odissea nello spazio

frame del film

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