OLTRE L’ESSERE MADRE: LA DONNA SECONDO CHARLINE BOURGEOIS

Margherita Zocca

10/31/20262 min read

La vie d’une femme di Charline Bourgeois - Tacquet

Giunto alla sua diciottesima edizione, al France Odeon si respira un’aria tutta al femminile. Nella cornice del cinema La Compagnia di Firenze, dove fino a pochi giorni fa si è tenuto il festival Cinema e Donne, il festival di cinema francese si apre con una selezione di opere e di ospiti prevalentemente al femminile. Il film che forse rappresenta di più questo spirito è La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet, prodotto da Les Film Pelléas, presentato al Festival di Cannes 2026. Opera seconda della regista, si divide in ben 11 capitoli, che cercano di descrivere tutte le sfumature della vita di Gabrielle, interpretata dall’attrice francese Léa Drucker, ormai presenza fissa a Cannes.

Già dalle prime scene capiamo subito che Gabrielle è una figura di riferimento in un contesto lavorativo frenetico, capace di svolgere più mansioni contemporaneamente senza mostrare la minima crepa, tanto che il marito (interpretato da Charles Berling) la definisce un «Robocop». Capo chirurgo in un ospedale di Nizza, Gabrielle non si limita a eseguire interventi complessi, ma forma gli stagisti, segue i pazienti e manda avanti la logistica di un sistema sanitario sull'orlo del collasso, senza tuttavia trascurare il rapporto umano con i colleghi e con la famiglia, dedicandosi alla cura della madre affetta di Alzheimer. Sarà l'incontro con una giovane scrittrice, Frida (Mélanie Thierry), a farle scoprire un nuovo lato di sé attraverso l'ebbrezza e il dolore di un amore inatteso. Le scene si alternano tra momenti frenetici della vita quotidiana, parentesi di respiro tra le Alpi italiane (impreziosite dal cameo dello scrittore Erri De Luca) e una Torino romantica, attraverso la fotografia di Noé Bach e dalle musiche di Fabrice Osinski.

Come ha rilevato la stessa regista, alla conferenza stampa del festival, per la scrittura di questo personaggio si è ispirata alla malattia e alla successiva scomparsa della madre: una donna forte e intraprendente che tuttavia ha trascurato parte di sé per dedicarsi ai figli. Nel film però, tale prospettiva viene capovolta: Gabrielle non ha mai desiderato essere madre o avere dei figli. Una scelta che il suo collega Kamyar (Laurent Cappelluto), neo papà, fatica a comprendere, arrivando quasi a provarne «pietà».

Ma questa non è altro che una scelta totalmente libera e consapevole. Gabrielle ha semplicemente deciso di mettere al centro della propria vita il lavoro, a tal punto che il tradimento della fiducia di un collega assume quasi la gravità di un’infedeltà amorosa. Attraverso quest’opera la regista ci mostra le dinamiche di una quotidianità moderna, capace di toccare gli aspetti più intimi e scomodi di una donna che ha superato la mezza età. Senza la pretesa di elevarsi a simbolo di tutto il genere femminile, il film offre semplicemente un'alternativa per quelle donne che desiderano affermarsi in società compiendo scelte libere dai condizionamenti imposti.