Pioggia di ricordi: il film dello Studio Ghibli che ci insegna il valore delle estati ordinarie

Erica Piatti

7/30/20264 min read

Ci sono film che raccontano grandi avventure, mondi fantastici e personaggi destinati a cambiare il corso della storia. E poi ci sono opere come Pioggia di ricordi (Only Yesterday, 1991), diretta da Isao Takahata per lo Studio Ghibli, che scelgono invece di raccontare la cosa più difficile di tutte: la normalità. Una normalità composta da ricordi d’infanzia apparentemente irrilevanti, che non finiscono nei racconti epici delle vacanze perfette e di persone che cercano semplicemente di capire chi sono.

Ed è proprio per questo che Pioggia di ricordi continua a essere un film straordinario per il periodo estivo: ci ricorda che anche le vite ordinarie meritano di essere raccontate

Viviamo in un'epoca in cui l'estate sembra essere diventata una competizione. I social network ci mostrano vacanze da sogno, viaggi esotici, feste e giornate sempre piene di esperienze memorabili. Si crea così una gara silenziosa: quella di dover vivere un'estate incredibile. Se invece trascorriamo luglio e agosto lavorando, leggendo un libro sul balcone, semplicemente affrontando il caldo cittadino, ci sembra quasi di aver fallito.

È in questi pensieri qui che Pioggia di ricordi divento un piccolo rifugio per me.

Questo film è una carezza per tutte quelle anime affaticate dall'idea dell'estate perfetta. Non offre fughe spettacolari né colpi di scena, ma una rassicurazione molto più preziosa: non serve vivere qualcosa di eccezionale perché un'estate possa lasciare un segno dentro di noi.

Taeko, donna in carriera di 27 anni, parte per la campagna non per vivere un'avventura straordinaria, ma per respirare, rallentare e lavorare nei campi per ritrovare un contatto con la terra che sente mancare nella sua quotidianità. L’estate che l’aspetta è fatta di gesti semplici, di raccolti, passeggiate e conversazioni. Eppure proprio quella semplicità diventa il terreno perfetto su cui far riaffiorare i ricordi della bambina che era stata.

È impossibile non ritrovarsi almeno un po' nella piccola Taeko. Da bambini abbiamo tutti provato quella sensazione sottile di sentirci sempre un passo indietro rispetto agli altri. C'era sempre qualcuno con una famiglia più felice, qualcuno che partiva per vacanze più belle, qualcuno con una cartella nuova, una borsa più elegante o con i giochi migliori. Guardavamo gli altri pensando che la loro vita fosse inevitabilmente più interessante della nostra. Takahata non cerca di rendere speciale la sua protagonista attraverso eventi eccezionali. Al contrario, le permette di essere normale. È una rappresentazione dell'infanzia incredibilmente sincera.

Pioggia di ricordi è, in fondo, una doccia di realtà. Ma non una doccia fredda. È una doccia calda, avvolgente, simile a una coccola. Ci ricorda che la vita non è fatta solo di grandi traguardi, ma anche di dettagli minuscoli che finiscono per costruire chi siamo.

Il film sembra suggerire che non ricordiamo davvero gli eventi importanti della nostra vita, ma le sensazioni che li accompagnavano: l'imbarazzo di una figuraccia a scuola, la delusione di non essere capiti, la felicità improvvisa per qualcosa di piccolo ma significativo.

Una delle rivoluzioni più sorprendenti di Pioggia di ricordi riguarda la sua protagonista adulta. Oggi una donna di ventisette anni viene generalmente considerata ancora all'inizio della propria vita adulta. Ma nel Giappone dei primi anni Novanta la situazione era molto diversa: una donna non sposata di quell'età rischiava già di essere percepita come "in ritardo", quasi fuori tempo massimo per costruire la vita che la società si aspettava da lei.È sorprendente che proprio lo Studio Ghibli abbia deciso di raccontare una protagonista così.

Ancora più rivoluzionario è il fatto che il lato romantico non occupi il centro della narrazione. Toshio è certamente importante, ma non rappresenta il traguardo finale della storia. Il vero percorso riguarda Taeko e il rapporto con se stessa. La domanda fondamentale del film non è "Chi amerà Taeko?", ma "Chi vuole diventare Taeko?".

Per tutto il film assistiamo a una ricerca dell'identità che passa attraverso il confronto continuo con la bambina che era stata. La Taeko di quinta elementare compare continuamente, quasi come un fantasma gentile che accompagna la protagonista nel presente.

Grazie anche alla palette cromatica scelta da Takahata, quei ricordi sembrano sospesi nel tempo. I colori delicati, quasi acquerellati, rendono il passato distante ma ancora vivo.

La vera protagonista di Pioggia di ricordi è probabilmente la nostalgia.

Ma nostalgia di cosa?

Non sembra trattarsi della classica nostalgia dell'infanzia come periodo perfetto. Anzi, osservando attentamente il film, la vita della piccola Taeko appare spesso difficile. I rapporti familiari sono complicati, le incomprensioni frequenti, le delusioni numerose. Paradossalmente la Taeko adulta sembra vivere una vita più libera e persino più serena.

Allora perché guardare continuamente indietro?

Forse perché non abbiamo nostalgia del passato così com'è stato davvero. Abbiamo nostalgia del modo in cui quel passato continua a vivere dentro di noi. I ricordi non sono fotografie fedeli. Sono interpretazioni. Cambiano insieme a noi, assumono nuovi significati e ci aiutano a comprendere il presente.

Anche la vita contadina assume un significato simbolico importante. I campi e in particolare il raccolto del cartamo raccontano una semplicità che oggi sembra quasi rivoluzionaria.In un mondo dominato dalla produttività e dalla velocità, Pioggia di ricordi rivendica il diritto alla lentezza. La felicità non è sempre rumorosa

Quanto del nostro presente è stato costruito dai ricordi? Non tanto dagli eventi accaduti, ma dal modo in cui abbiamo scelto di conservarli.

I ricordi ci plasmano, influenzano le nostre vite. Alcuni rimangono nascosti per anni e affiorano all'improvviso.

Ed è per questo che Pioggia di ricordi continua a emozionare ancora oggi. Non perché racconti un'estate indimenticabile, ma perché ci insegna il valore di tutte quelle estati normali che costellano la nostra vita.