Send Help – Il grande ritorno di Sam Raimi

Andrea Piumarta

2/27/20267 min read

A distanza di quasi vent’anni da Drag Me To Hell (2008), Sam Raimi ritorna finalmente al genere horror con Send Help (2026). La pellicola, scritta da Damian Shannon e Mark Swift, ha come interpreti principali Rachel McAdams e Dylan O’Brien ed è prodotta da 20th Century Studios assieme alla Raimi Productions.

Linda Liddle (Rachel McAdams) lavora nel reparto strategia e pianificazione di una compagnia finanziaria ed è in attesa di una grossa promozione da vicepresidente, promessa dal suo vecchio capo prima di morire. Durante un viaggio di lavoro diretto a Bangkok, in seguito a un terrificante incidente aereo, naufraga su un’isola deserta nel golfo della Thailandia. Assieme a lei, però, c’è anche il suo nuovo odioso capo: Bradley (Dylan O’Brien), figlio del dirigente deceduto. Grazie al suo ingegno e alle sue straordinarie capacità di sopravvivenza, Linda riesce a costruire rapidamente un rifugio e procurarsi cibo e acqua per entrambi. Ma Bradley, dopo essersi ripreso dallo schianto, inizia comunque a pianificare la sua fuga dall’isola senza di lei. Inevitabilmente, questa convivenza forzata si trasforma presto in un incubo.


Partendo da una struttura piuttosto classica – che ricorda pellicole come Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto (1974) di Lina Wertmüller e, più recentemente, Triangle Of Sadness (2022) di Ruben Östlund – Raimi introduce i due protagonisti con i loro caratteri ben definiti, per poi in seguito ribaltarne i ruoli con grande maestria. Linda, interpretata da una straordinaria Rachel McAdams, inizialmente è una donna un po’ impacciata, trasandata, fissata con il reality show Survivor, ma estremamente brillante e competente nel suo lavoro. Il regista, mosso dall’evidente amore per il personaggio, riesce a far sì che il pubblico si affezioni subito a lei in quanto underdog della storia. Bradley, invece, portato in scena da un sorprendente Dylan O’Brien, è il tipico nepo baby viziato, misogino e con una risata a dir poco irritante. Passa le giornate a giocare a golf e si affida alla sua cerchia stretta di maschi alpha, in particolare all’amico Donovan (Xavier Samuel) che nomina vicepresidente al posto di Linda.

Dal momento in cui i due approdano sull’isola, Raimi comincia a cambiare le carte in tavola: la dolce Linda, pur rimanendo incredibilmente intrattenente, inizia pian piano a mostrare un lato oscuro, diventando sempre più imprevedibile, sopra le righe e mossa dalla sua volontà di rimanere sull’isola, poiché in quel luogo si sente finalmente realizzata. Bradley, al contrario, è sempre più inetto e impotente. Il regista costruisce così una tensione palpabile tra i due, senza mai essere scontato nell’esecuzione, e instillando nello spettatore la curiosità di come possa proseguire la vicenda. E questo conflitto tra i protagonisti, in perfetto stile del regista, viene alternato con inserti di commedia nera e scene splatter divertenti, cartoonesche e talvolta persino disgustose. Il tutto culmina in un finale strepitoso – che ricorda, per certi versi, anche La Guerra Dei Roses (1989) di Danny De Vito – , in cui l’estro registico di Raimi esplode in tutta la sua follia e anarchia.


A differenza degli altri horror del regista, la pellicola non introduce elementi sovrannaturali, presenti in questo caso solo attraverso sequenze oniriche o allucinazioni dei protagonisti. Ma l’orrore in Send Help, esattamente come in Drag Me To Hell, è soprattutto sociale. Raimi, infatti, riesce ancora una volta a descrivere alla perfezione un’America classista e mostruosamente capitalista senza mai essere prolisso o didascalico, proponendo anche riflessioni attualissime sulla mascolinità tossica, la violenza domestica e la disparità di genere nel mondo del lavoro.

Send Help rappresenta inoltre una grande reunion tra Raimi e alcuni dei suoi collaboratori storici: a partire da Bill Pope – già direttore della fotografia di Darkman (1990), L’Armata Delle Tenebre (1992) e Spider-Man 2 (2004) –, passando per l’immancabile Danny Elfman alla colonna sonora, fino ad arrivare al cameo, stavolta solo fotografico, del leggendario Bruce Campbell – interprete di Ash nella saga de La Casa e attore feticcio, nonché grande amico, del regista.


Non sono stati anni facili per gli amanti di Sam Raimi. Dopo la cancellazione di Spider-Man 4, un film Disney non particolarmente incisivo come Il Grande E Potente Oz (2013) e la sua parentesi nei Marvel Studios con il deludente Doctor Strange Nel Multiverso Della Follia (2022), c’era il bisogno di un grande ritorno al cinema e Send Help è esattamente questo. Raimi ancora una volta dimostra di essere un maestro nel prendere un thriller-horror dallo stampo quasi hitchcockiano, adattarlo ad un contesto postmoderno e esasperarlo con tanto splatter, umorismo macabro, la McAdams in un ruolo già iconico e il faccione sorridente di Bruce Campbell appeso alla parete di un ufficio.

A distanza di quasi vent’anni da Drag Me To Hell (2008), Sam Raimi ritorna finalmente al genere horror con Send Help (2026). La pellicola, scritta da Damian Shannon e Mark Swift, ha come interpreti principali Rachel McAdams e Dylan O’Brien ed è prodotta da 20th Century Studios assieme alla Raimi Productions.

Linda Liddle (Rachel McAdams) lavora nel reparto strategia e pianificazione di una compagnia finanziaria ed è in attesa di una grossa promozione da vicepresidente, promessa dal suo vecchio capo prima di morire. Durante un viaggio di lavoro diretto a Bangkok, in seguito a un terrificante incidente aereo, naufraga su un’isola deserta nel golfo della Thailandia. Assieme a lei, però, c’è anche il suo nuovo odioso capo: Bradley (Dylan O’Brien), figlio del dirigente deceduto. Grazie al suo ingegno e alle sue straordinarie capacità di sopravvivenza, Linda riesce a costruire rapidamente un rifugio e procurarsi cibo e acqua per entrambi. Ma Bradley, dopo essersi ripreso dallo schianto, inizia comunque a pianificare la sua fuga dall’isola senza di lei. Inevitabilmente, questa convivenza forzata si trasforma presto in un incubo.


Partendo da una struttura piuttosto classica – che ricorda inevitabilmente pellicole come Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto (1974) di Lina Wertmüller e, più recentemente, Triangle Of Sadness (2022) di Ruben Östlund – Raimi introduce i due protagonisti con i loro caratteri ben definiti, per poi in seguito ribaltarne i ruoli con grande maestria. Linda, interpretata da una straordinaria Rachel McAdams, inizialmente è una donna un po’ impacciata, trasandata, fissata con il reality show Survivor, ma estremamente brillante e competente nel suo lavoro. Il regista, mosso dall’evidente amore per il personaggio, riesce a far sì che il pubblico si affezioni subito a lei in quanto underdog della storia. Bradley, invece, portato in scena da un sorprendente Dylan O’Brien, è il tipico nepo baby viziato, misogino e con una risata a dir poco irritante. Passa le giornate a giocare a golf e si affida alla sua cerchia stretta, in particolare all’amico Donovan (Xavier Samuel) che nomina vicepresidente al posto di Linda.

Dal momento in cui i due approdano sull’isola, Raimi comincia a cambiare le carte in tavola: la dolce Linda, pur rimanendo incredibilmente intrattenente, inizia pian piano a mostrare un lato oscuro, diventando sempre più imprevedibile, sopra le righe e mossa dalla sua volontà di rimanere sull’isola, poiché in quel luogo si sente finalmente realizzata. Bradley, al contrario, è sempre più inetto e impotente. Il regista costruisce così una tensione palpabile tra i due, senza mai essere scontato nell’esecuzione, e instillando nello spettatore la curiosità di come possa proseguire la vicenda. E questo conflitto tra i protagonisti, in perfetto stile del regista, viene alternato con inserti di commedia nera e scene splatter divertenti, cartoonesche e talvolta persino disgustose. Il tutto culmina in un finale strepitoso – che ricorda, per certi versi, anche La Guerra Dei Roses (1989) di Danny De Vito – , in cui l’estro registico di Raimi esplode in tutta la sua follia e anarchia.


A differenza degli altri horror del regista, la pellicola non introduce elementi sovrannaturali, presenti in questo caso solo attraverso sequenze oniriche o allucinazioni dei protagonisti. Ma l’orrore in Send Help, esattamente come in Drag Me To Hell, è soprattutto sociale. Raimi, infatti, riesce ancora una volta a descrivere alla perfezione un’America classista e mostruosamente capitalista senza mai essere prolisso o didascalico, proponendo anche riflessioni attualissime sulla mascolinità tossica, la violenza domestica e la disparità di genere nel mondo del lavoro.

Send Help rappresenta inoltre una grande reunion tra Raimi e alcuni dei suoi collaboratori storici: a partire da Bill Pope – già direttore della fotografia di Darkman (1990), L’Armata Delle Tenebre (1992) e Spider-Man 2 (2004) –, passando per l’immancabile Danny Elfman alla colonna sonora, fino ad arrivare al cameo, stavolta solo fotografico, del leggendario Bruce Campbell – interprete di Ash nella saga de La Casa e attore feticcio, nonché grande amico, del regista.


Non sono stati anni facili per gli amanti di Sam Raimi. Dopo la cancellazione di Spider-Man 4, un film Disney non particolarmente incisivo come Il Grande E Potente Oz (2013) e la sua parentesi nei Marvel Studios con il deludente Doctor Strange Nel Multiverso Della Follia (2022), c’era il bisogno di un grande ritorno al cinema e Send Help è esattamente questo. Raimi ancora una volta dimostra di essere un maestro nel prendere un thriller-horror dallo stampo quasi hitchcockiano, adattarlo ad un contesto postmoderno e esasperarlo con tanto splatter, umorismo macabro, la McAdams in un ruolo già iconico e il faccione sorridente di Bruce Campbell appeso alla parete di un ufficio.