Venezia Cult 2026 - Intervista al regista Dave McKean

Laura Piatti

10/19/20263 min read

Durante la nostra permanenza al Lido, in occasione dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, abbiamo avuto il piacere di incontrare Dave McKean nell’ambito di Venezia Cult 2026 e di scambiare qualche parola con lui. Regista, animatore e musicista, McKean è un artista poliedrico, la cui produzione attraversa linguaggi e forme espressive differenti, rendendolo una delle figure più originali e versatili del panorama dell’animazione contemporanea. Racchiudere la sua arte in poche parole sarebbe riduttivo: il suo lavoro si distingue proprio per la capacità di esplorare territori creativi diversi, dando vita a un immaginario unico e riconoscibile.

L’intervista, realizzata in inglese, è proposta di seguito in traduzione italiana.

La nostra redazione con Dave McKean alVenezia Cult

LP: Quindi, in un certo senso, il tuo lavoro ha anche una funzione terapeutica per te?

DMK: Sì, è terapeutico, mi aiuta a trovare un equilibrio e mi dà stabilità. La maggior parte delle persone felici che conosco ha una qualche forma di espressione creativa. Credo che, attraverso la creatività, le persone possano sentirsi un po’ più in controllo della propria vita, anche di fronte a situazioni che vanno dalla politica al mondo degli affari, fino ad altri ambiti dell’esistenza. La creatività, infatti, offre alle persone una grande autonomia di pensiero.

LP: Visto che siamo a Venezia, in occasione della Mostra del Cinema, vorrei chiederti qual è il tuo rapporto con il cinema, considerando che sei anche un regista.

DMK: Ho iniziato ad amare il cinema quando ero molto piccolo e…

LP: Qual è il tuo film preferito?

DMK: È una domanda impossibile! Ci sono almeno un centinaio di film che amo. Se dovessi indicare i miei preferiti, nell’elenco dovrebbe esserci sicuramente un film muto, quindi sceglierei Faust di Friedrich Wilhelm Murnau. Dovrebbe esserci anche un film legato alla musica: amo All That Jazz di Bob Fosse. Ma ce ne sono moltissimi altri. Sono anche un caro amico di Terry Gilliam, il regista di Brazil, un film che adoro. È inquietante, ma straordinario.

LP: Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato e per aver condiviso con noi il tuo pensiero!

DMK: Grazie a voi!

Laura Piatti: Ciao! È un piacere essere qui con te. Nel corso della tua carriera hai esplorato moltissime forme espressive, dal disegno al cinema, passando per la musica. La mia domanda è: quando ti viene un’idea o qualcuno ti propone un progetto, cosa viene prima, l’idea o il medium attraverso cui darle forma?

Dave McKean: È sempre l’idea a venire prima: è il punto di partenza di tutto. Deve essere qualcosa capace di suscitarti un’emozione, di farti arrabbiare o piangere, qualcosa che ti spinga a comunicare agli altri ciò che hai in mente e a dedicarti a quell’idea per un certo periodo di tempo, lavorandoci e sviluppandola. È questo il fulcro. Tutto il resto prende forma a partire dall’idea stessa: la sua natura e la sua atmosfera determinano come apparirà, che sensazioni trasmetterà e quale sarà il medium più adatto per esprimerla.

LP: Mi chiedo da dove nasca la tua ispirazione, considerando quanto siano diversi tra loro i tuoi lavori. Dal punto di vista visivo, che cosa ti ispira?

DMK: Ancora una volta, tutto dipende dalla natura dell’idea e dalla storia che voglio raccontare. Sono questi elementi a guidarmi nella ricerca del modo più semplice ed efficace per trasmettere la storia e le emozioni che desidero comunicare. A volte, il modo migliore per raccontarla può essere un disegno essenziale e delicato, oppure una fotografia; altre volte, può richiedere qualcosa di più complesso e strutturato, magari realizzato in digitale. Tutte queste scelte sono orientate alla ricerca del tono più adatto per esprimermi. Ci sono, naturalmente, tecniche e linguaggi con cui mi piace sperimentare più di altri. Quando qualcosa mi interessa particolarmente, può capitare che decida di sviluppare una storia proprio a partire da quella suggestione, andando a recuperarla dal mio repertorio di idee. Esiste quindi un dialogo continuo tra l’idea e il medium, ma, in definitiva, il mio lavoro consiste nel trovare il tono giusto per raccontare ogni storia.

LP: A questo punto, mi viene naturale chiederti: che cosa ti rende felice di fare questo lavoro?

DMK: Prima di tutto, il fatto che, in fondo, non sia davvero un lavoro. Mi sento molto fortunato ad aver avuto la possibilità di dedicare la mia vita a ciò che faccio. Mi considero fortunato anche perché, quando provo un’emozione, quando qualcosa mi colpisce, mi coinvolge o mi fa arrabbiare, ho un luogo in cui poter raccogliere ed esprimere questi pensieri. Credo che molte persone potrebbero trarre beneficio da uno spazio creativo in cui dare sfogo alle proprie ansie, frustrazioni o passioni. Per questo mi sento davvero fortunato: ho un posto in cui poter riversare tutto ciò che mi passa per la mente.

da Thalamus: the Art of Dave Mckean Slipcased Set